Il mito dell’ISIS e del Bitcoin




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Tanto più grande, tanto più si da.

Ci imbattiamo regolarmente in una valanga di articoli che accusano il Bitcoin di crimini contro l’umanità, senza citare alcuna prova o addirittura fonte. La spiegazione di questo fenomeno è da ricercare nel fatto che il Bitcoin non è né una società né una persona giuridica, tanto che può essere accusata di tutti i possibili reati senza timore di rappresaglie. Si tratta di una variante del fenomeno di demonizzazione che si è già ripetuto per i videogiochi, internet, televisione, riviste, stampa… che a differenza del Bitcoin, con il loro avvento non andavano a contrastare alcun potere ma a colmare un vuoto, se non vogliamo accettare che possibilmente è stato il potere ad usarli per rinforzarsi.  Secondo questi benpensanti questa valuta è diventata l’incarnazione del male ed ogni volta è come se si abbatttesse un’apocalisse.

Tornando al Bitcoin, come detto in un precedente articolo, non è affatto adatto per l’impiego in attività criminali perché non è anonimo e perché è impossibile nascondere il volto di nuove operazioni ad algoritmi di rilevamento di attività fraudolenta. Il mito dell’anonimato del Bitcoin si è isidiato ed è importante che si intenda chiaramente.

Tutto è iniziato con un articolo della testata dw.com che cita come fonte l’Istituto europeo per gli Studi sulla Sicurezza ISS, ed in cui si afferma che “Sadaqa ( la donazione ) è una fonte primaria di reddito per l’organizzazione IS (ex acronimo dell’ISIS ) e che alcuni di questi doni sarebbero stati valuta virtuale Bitcoin in modo tale da minimizzare il rischio di rilevamento “. L’autore di questo articolo parla di un indirizzo, che però non fornisce, con un saldo di $ 20 milioni. In seguito a critiche diffuse, l’autore dell’articolo afferma che questa informazione non è sua e che sarebbe stata aggiunto nel rapporto. In seguito, egli denuncia i giornalisti che avrebbero inoltrato tali informazioni.
Spero che la troviate divertente ironia, tanto quanto me…
ma ahimè, è troppo tardi e questa informazione sarà diffusa dalla stampa.

Nuova svolta e questa volta sarà uno dei miei colleghi di NewsBTC a peggiorare ulteriormente la situazione. Infatti, dopo gli attentati di Parigi il 13 novembre 2015, ha chiesto un colloquio con il Ghost Security Group,una divisione del movimento Anonymous specializzata nella lotta contro il terrorismo su Internet, che avrebbe lavorato con agenzie governative come l’FBI.
Il presunto membro dell’organizzazione ci insegna che l’ISIS sarebbe titolare di diversi indirizzi Bitcoin, che non ci fornisce, che contengono tre milioni di dollari. Il giorno dopo, un altro presunto membro dell’organizzazione si accinge a negare questa affermazione sul social network Reddit ed incolpa il giornalista di non essere stato abbastanza cauto. Non ci sarebbe alcun legame tra Bitcoin e gli attentati di Parigi nonostante quello che era stato detto in precedenza.
Troppo tardi! Anche questa volta le informazioni sono ritrasmessa dalla stampa. Ai politici ed ai banchieriè stato concesso un po’ di respiro con l’accusare il Bitcoin di finanziare l’ISIS.

È lui, il Bitcoin, il responsabile del male sulla Terra o siamo semplicemente tutti noi dei grandi ipocriti?
Ipocriti contenti di poter comprare petrolio più economico e rifiutarci di vedere che i terroristi non sono né cittadini siriani né francesi, ma iracheni o belga permanente trattati da noi come sotto-uomini che utilizzano l’euro e il dollaro per comprare le armi che produciamo.

Siete lettori informati ed intelligenti che formeranno il proprio parere sulla questione.

      Articolo tradotto da Le mythe du Bitcoin et du Daesh

di superresistant

NEWSBTC - EDITOR'S PICKS

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