La corte di giustizia europea sancisce che il Bitcoin non si deve tassare – Un importante precedente legislativo




Corte di Giustizia

Ad oggi non esiste una vera regolamentazione in materia di cryptovalute, non fa eccezione il Bitcoin che, pur essendo la moneta digitale con il più alto volume di scambi, ancora non trova il suo spazio all’interno delle giurisdizioni dei vari paesi.

Negli ultimi tempi però qualcosa si sta muovendo e di recente anche la Corte Europea di Giustizia ha avuto a che fare con il Bitcoin.

Il 22 Ottobre la corte  si è espressa su una richiesta presentata nell’ambito di una cotroversia riguardante una decisione preliminare della commissione tributaria svedese (Skatterättsnämnden) in cui erano coinvolti Skatteverket (Autorità svedese per la tassazione) e il signor Hedqvist.

L’oggetto della questione era se le operazioni di scambio, valuta tradizionale FIAT per valuta virtuale Bitcoin o viceversa, che il signor Hedqvist voleva realizzare, per il tramite di una società, dovessero essere oggetto di imposta sul valore aggiunto (IVA).

Un breve riassunto del caso prima di arrivare alla decisione della corte:

  • Prima di iniziare ad effettuare tali operazioni , il signor Hedqvist chiede una decisione preliminare della commissione tributaria, al fine di stabilire se l’IVA deve essere pagata per l’acquisto e la vendita di Bitcoin.
  • La commissione tributaria sancisce, sulla base della sentenza della First National Bank di Chicago (C – 172/96 , UE : C : 1998 : 354), che il sig Hedqvist fornirebbe un servizio di scambio a titolo oneroso.
  • La commissione tributaria ha ritenuto, tuttavia, che il servizio di cambio rientra nel caso di deroga ai sensi del capitolo 3, paragrafo 9 , della legge sull’IV. Secondo la commissione tributaria, il Bitcoin è un mezzo di pagamento utilizzato in un modo simile a mezzi legali di pagamento. Inoltre, corso legale è il termine di cui all’articolo 135 (1) (e), della direttiva sull’IVA che è utilizzato al fine di limitare il campo di applicazione dell’esenzione per quanto riguarda le banconote e monete.
  • Ne consegue, secondo la commissione tributaria, che tale nozione deve essere intesa nel senso che essa si riferisce solo alle banconote e monete in corso legale e non alle altre non in corso, dunque anche non a quelle digitali.
  • Lo Skatteverket ha impugnato la decisione della commissione tributaria allo Högsta förvaltningsdomstol (Corte amministrativa suprema), sostenendo che il servizio a cui la domanda del sig Hedqvist si riferisce non è coperto dalla deroga ai sensi del capitolo 3, paragrafo 9, della legge sull’IVA.
  • Nutrendo dubbi su se una di tali esenzioni si applicchi a tali operazioni , la Högsta förvaltningsdomstol (Corte amministrativa suprema) ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte la questione.

La corte con questa sentenza analizza prima di tutto le leggi in materia di tassazione, direttiva comunitaria e specifiche leggi svedesi, successivamente, dopo aver definito cosa sono il Bitcoin e il tipo di attività che era intenzionato a svolgere il signor Hedqvist, procede analizzando il caso facendo alcune affermazioni molto interessanti. La sentenza si conclude con questa statuizione a favore del signor Hedqvist:

1. L’articolo 2 (1) (c), della direttiva 2006/112 / CE del Consiglio, del 28 novembre 2006, relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto, deve essere interpretato nel senso che operazioni come quelle di cui trattasi nella causa principale, che sono costituiti da lo scambio di valute tradizionale per unità della ‘bitcoin’ moneta virtuale e viceversa, in cambio del pagamento di una somma pari alla differenza tra, da un lato, il prezzo pagato da parte dell’operatore di acquistare la moneta e, D’altra parte, il prezzo a cui vende tale valuta ai suoi clienti, costituiscono la prestazione di servizi a titolo oneroso ai sensi di tale articolo.  2. L’articolo 135 (1) (e) della direttiva 2006/112 deve essere interpretato nel senso che la fornitura di servizi come quelli di cui trattasi nella causa principale, che consistono di scambio di valute tradizionali per le unità della ‘bitcoin’ moneta virtuale e viceversa, eseguite dietro pagamento di una somma pari alla differenza tra, da un lato, il prezzo pagato dall’operatore di acquistare la moneta e, dall’altro, il prezzo a cui vende tale moneta ai suoi clienti, sono operazioni esenti da IVA, ai sensi di tale disposizione.  L’articolo 135 (1) (d) e (f), della direttiva 2006/112 deve essere interpretato nel senso che una tale prestazione di servizi non rientra nel campo di applicazione di tali disposizioni.

La corte ha dunque sancito che la compravendita di moneta digitale Bitcoin, scambio di valuta FIAT per Bitcoin e viceversa, non è un attività soggetta ad imposta sul valore aggiunto creando un gigantesco precedente legislativo, principio che potrebbe facilmente essere esteso a tutte le altre criptovalute e monete digitali che condividino la stessa natura del Bitcoin e si differenziano soltanto per alcune caratteristiche.

Potete trovare il testo completo della sentenza QUI.

NEWSBTC - EDITOR'S PICKS

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